Prendi una fredda giornata di gennaio, con il sole e la neve sulle montagne. APalazzo Roccabrunal'appuntamento era fissato da tempo. Più di 60 i Trentodoc schierati nel frigo pronti per la degustazione, e il bravo Antonio (il sommelier) a nostra disposizione, prodigo di spiegazioni e informazioni su vendemmie, vinificazioni, aziende, terreni, cambi di stile o di proprietà. Saltiamo i dati di produzione aggiornati perchè al momento della degustazione non erano ancora pronti, e veniamo subito al dunque: i vini.
Ne abbiamo assaggiati 37, suddivisi in categorie (dosaggio zero, extra brut, brut, millesimati, riserve).
Il mondo del vino appare sempre più spaccato in due dimensioni parallele: quello dell'offline e dell'ufficialità - fatto di riti vecchi ormai di anni, per non dire di decenni: le grandi fiere, i grandi concorsi, i proclami dei grandi guru, le guide, le anteprime, gli eventi di presentazione di ogni genere e tipo - e quello dell'online, vivace ed effervescente, mai uguale a se stesso, una specie di magma in ebollizione dal quale fuoriescono continuamente nuove idee e iniziative.
Il Wine Business Innovation Summit tenutosi recentemente a Bruxelles è un esempio di questo fermento. Dall'idea di partenza - un forum tecnico rivolto ai professionisti del vino che per incoraggiare in questo settore l'innovazione,la creatività e le nuove tecnologie- in poi, tutto si è svolto all'insegna della collaborazione.
Tra pochi giorni a Bruxelles si terrà il primo incontro sull'innovazione nel mondo degli affari nel settore vitivinicolo- così infatti si potrebbe tradurre la sigla WBIS, Wine Business Innovation Summit.
Si tratta di un incontro internazionale, organizzato da wine blogger professionisti del settore, nel quale si discuterà principalmente di affari e vil denaro: scopo dell'iniziativa è infatti quella d'incoraggiare nel mondo del vino l'innovazione e l'uso delle nuove tecnologie, che sono ad un tempo portatori e espressione di un nuovo modo di pensare e di approcciare il settore. Una particolare attenzione sarà posta alla figura del consumatore (vecchio e nuovo), ai suoi comportamenti e bisogni e a cosa bisogna fare per soddisfarli.
Cosa ci aspetta nell'anno appena iniziato? lo scopriremo solo vivendo, per dirla citando un grande della musica leggera italiana. Ma il mondo agricolo, e quello del vino in particolare, così delicato e complesso, ha il dovere/diritto di chiederselo seriamente. Quelle che seguono, sono le riflessioni di uno dei produttori più autorevoli: Angelo Gaja (il grassetto è mio, ndr).
"C’è penuria di vino nelle cantine italiane dopo anni di bassa produzione d’uva a causa del ripetersi di condizioni climatiche sfavorevoli, per eccesso di calore e di siccità nei mesi estivi.
COSA POTREBBE ACCADERE NEL 2013 PER IL VINO ITALIANO?
E' un passatempo a cui indulgiamo volentieri in molti, quello di giocare a fare gli indovini sui trend dell'anno appena iniziato... salvo poi, 12 mesi dopo, dimenticarci di controllare se le nostre - o le altrui - previsioni erano fondate.
Comunque sia, eccoci qui, anno nuovo, tendenze nuove. Queste che seguono sono state riportate su alcuni autorevoli siti e /o wine writer internazionali.
A giudicare da autorevoli report, nel mondo del vino (all'estero) sembrano profilarsi queste macrotendenze:
1) un ritorno di fiamma per i vini dolci,2) il consolidarsi della nicchia delle birre artigianali: nelle carte vini di molti ristoranti acquisteranno sempre più spazio. Proprio la birra, del resto, sembra conquistare sempre più l'attenzione sia dei nuovi consumatori, sia della critica. 3) la richiesta di vini meno alcolici 4) continua l'exploit dei vini sparkling 5) si rafforza il segmento dei nat-wines.
" E' l'azione, non il frutto dell'azione, ciò che è importante.
Devi fare la cosa giusta. Potrà non essere in tuo potere. potrà non avvenire nella tua epoca, chevi sia qualche frutto. Ma questo non significa che tu debba smettere di fare la cosa giusta.
Potrai non sapere mai quali risultati derivano dalla tua azione.
Ma se non fai niente, non vi sarà alcun risultato”. (Gandhi)
"It's the action, not the fruit of the action, that's important.
You have to do the right thing. It may not be in your power, may not bein your time, that there'll be any fruit.But that doesn't mean you stop doing the right thing.
You may never know what results come from your action.
But if you do nothing, there will be no result”.(Gandhi)
Con i migliori auguri per un Sereno Natale e un 2013 all'insegna della voglia di... azione!
I wish you a very Merry Christmas and a bright New Year!
"Non è il mio vino".
Si dice così quando un vino, o una tipologia, non ci acchiappa, non ci emoziona, ci lascia freddi. Onestamente: si ha un bel dichiarare "io bevo tutto, purchè di qualità". Non è vero. Non tutto, e non sempre, ci piace. Ce ne facciamo una ragione e avanti, il mondo è grande e le alternative non mancano.
Ciò premesso, parliamo del Custoza. Non è il mio vino. Non l'ho mai amato in modo particolare, l'ho sempre ritenuto un vino confusionario, un guazzabuglio di vitigni con un ventaglio fin troppo ampio e spesso disorientante di profumi, stili, gusti.Un vino anche troppo condiscendente, che cerca per forza di piacere a tutti. Nei giorni scorsi, il presidente del Consorzio del Custoza Carlo Nerozzi - a sua volta ottimo e apprezzato produttore di vini classici del Garda veronese, ovvero proprio Custoza e Bardolino - ha ospitato presso la sua azienda Le Vigne di San Pietro una verticale di vecchie annate di questo bianco, cui ho partecipato, più che per curiosità che per convinzione.
1) Una location centrale (Hotel Florida) in una (bellissima) città dal respiro internazionale (e dove i mezzi pubblici funzionano benissimo, a tutte le ore): Lisbona.
2) Una scelta accurata(e del tutto discrezionale) delle aziende presenti. Prerequisiti: qualità , originalità , apertura al nuovo. Grandi storie e grandi vini in rappresentanza delle diverse denominazioni d'origine. Al suo quarto anno di vita, l'Adegga Wine Market si sta candidando a diventare l'evento vinoso per eccellenza del Portogallo.
Esiste in America un movimento che si chiama Free the grapes: il suo obiettivo dichiarato è quello di garantire al consumatore finale la scelta dei vini migliori, grazie alla libera circolazione degli stessi, finalmente privi dei molti vincoli, fardelli e balzelli che i diversi Stati si sono inventati nel tempo (compreso il famoso three tier system, di cui il wine bloggerTom Wark fa un'interessante disamina qui).
In Europa siamo andati oltre: free the vineyards!
Questo della liberalizzazione dei diritti d'impianto (prevista il 31 dicembre 2015)è una problematica molto sentita a livello produttivo (e quindi politico), e le posizioni all'interno dell'UE non sono nè univoche nè serene, perchè in gioco c'è il futuro dell'Europa viticola.
Questo, almeno, era il titolo del convegno tenutosi a Bruxelles qualche giorno fa, e al quale è intervenuto tra gli altri come relatore anche il prof. Davide Gaeta, docente di politica vitivinicola all'Università di Verona, oltre a Pasquale De Meo (direttore generale di Federdoc),Josè Ramon Fernandez (Segr.generale del CEEV, l’organizzazione europea dell’industria del vino) e Daniela Zandonà di EFOW, che riunisce le organizzazioni consortili d’Europa.
Quelle che seguono, sono alcune delle riflessioni del prof. Gaeta*, così come ce le ha trasmesse.
Si avvicina la fine di un anno non facile.
Il mondo contadino del vino, da sempre abituato a lottare per la sopravvivenza quotidiana (una sfida che la complessità del mondo moderno rende ogni giorno più faticosa da affrontare), da tempo ha percepito che per poter andare avanti deve scrivere - o riscrivere - un patto con i consumatori finali, andando a incontrarli per vendergli il suo vino. Direttamente e semplicemente.
E' l'obiettivo di due importanti mostre-mercato di vignaioli in programma il prossimo fine settimana.
E' stato uno dei momenti top dell'ultimo EWBC: la grande degustazione di vini dell'Oriente Mediterraneo. Turchia, Georgia, Armenia, Libano illustrate da due mostri sacri della critica enologica internazionale come Tim Atkin MW("giornalista, presentatore tv, fotografo e giudice del vino con un iPod ben fornito" scrive nella sua autopresentazione in 140 caratteri) e Charles Metcalfe("giudice, scrittore e sovente cantante del vino. Fondatore dell'IWC, autore della Guida al Portogallo dell'appassionato enogourmet").
Compostamente seduti e attentissimi come disciplinati scolaretti, i circa 300 wineblogger hanno potuto assaggiare vini da vitigni autoctoni e internazionali, che spesso colpivano più per la loro storia che per le loro qualità intrinseche. Vini non sempre immediati, ma che varrebbe la pena assaggiare più spesso. Di seguito alcune note prese al volo.
Agricoltura blu.
E' il nuovo diktat del settore primario: la sostenibilità. In tutti i sensi (e a qualunque costo, o quasi). Sostenibilità ambientale, ma anche economica. E quando le due cose non coincidono? Calma. Un problema alla volta. Prima c'è quello del futuro del centro di sperimentazione di S.Floriano, ancora piuttosto nebuloso.
Ne abbiamo parlato con Luigi Frigotto, assessore all'agricoltura della Provincia Verona, poco prima di una conferenza stampa; quella che segue è la sua risposta.
Che sorte avrà il Centro di sperimentazione di S.Floriano?
"Il Centro resta vivo. Ma con l’ultimo decreto Salva Italia, le Province non sono più enti generalisti, hanno dei ruoli ben precisi e tra questi non compaiono la ricerca e sperimentazione in agricoltura.
E' quasi impossibile rendere l'idea di cos'è l'European Wine Blogger Conference a chi non c'è mai stato. E' come pretendere di spiegare il multiforme, variegato, liquido mondo della comunicazione sul web a chi sa a malapena come si accende un computer.I social media sono un mondo attivo, complesso, articolato, imparare a viverci richiede tempo, volontà, impegno. E in 5 anni di EWBC gli italiani non hanno mai brillato per la loro presenza - nemmeno lo scorso anno, quando la conference si tenne in Franciacorta. Quest'anno, a Izmir c'erano più di 280 delegati da 40 paesi, ma gli italiani madrelingua erano appena 7, dunque inutile insistere.
Per i pochissimi che però ambirebbero a saperne di più, posso dire che l'esperienza è stata ancora più intensa che in passato. L'organizzazione turco-anglo-americana (Vrazon più WOT, Wines of Turkey, l'associazione di produttori che ha sponsorizzato l'evento) ha funzionato come un orologio svizzero.
Il primo anno (2008) fu a Logrono, in Spagna. Il secondo a Lisbona, in Portogallo. Il terzo a Vienna, in Austria, e il quarto a Brescia, in Italia. Quest'anno allarghiamo il giro: Izmir, Turchia. Non proprio Europa, ma insomma. Eravamo una cinquantina il primo anno, oggi siamo 250, un numero volutamente contenuto (spesso a fatica)per assicurare sempre la migliore qualità dell'organizzazione dell'evento.
Parliamo dell'European Wine Blogger Conference, o per meglio dire della Digital Wine Communication Conference (il nome originario è rimasto per semplicità e affezione), il più importante congresso internazionale dedicato ai nuovi comunicatori del vino, e che tocca ogni anno una diversa nazione europea (o quasi).
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